| |
L'inquinamento da polveri sottili affrontato da Matteoli con sano pragmatismo
Bisogna superare la cultura dell'emergenza e disegnare un nuovo modello
di CESARE PATRONE
L'emergenza inquinamento da "polveri sottili" dell'aria delle città ha fatto sì che il ministro Matteoli affrontasse la questione con sano pragmatismo. Si tratta di un mix di provvedimenti mirati a decongestionare il traffico ed in tal modo abbattere le emissioni inquinanti.
La proposta più interessante concerne il vincolare la costruzione di nuovi edifici ad altrettanti parcheggi. Insomma quanto prevedeva la legge Tognoli del '93 va rifinanziato.
Vanno inoltre incentivate iniziative private che favoriscono la realizzazione di adeguati parcheggi nelle vicinanze dei centri storici. Ancora. Devono essere potenziati i trasporti pubblici e viene infine annunciato un imminente accordo tra ministero dell'ambiente a case produttrici per incentivare con 200
euro l'acquisto dei cosiddetti motorini ecologici.
Si converrà, come detto sopra, che le proposte obbediscono e criteri realistici e pragmatici e le critiche (seppure sbiadite) di una parte dei verdi sembrano dettate più da una opposizione di maniera che per motivi seri.
Detto ciò però bisogna fare un ulteriore ragionamento per il quale le succitate proposte vanno viste nel contesto dell'emergenza e del ritardo strutturale, mentre un'organica politica ambientale, dal punto di vista della destra, non si ferma ai palliativi suddetti.
E' stata piuttosto nella politica dei governi progressisti la superficialità, magari ben reclamizzata, la caratteristica di ogni azione senza che venisse mai imboccata una direzione di vero riassetto del territorio e dell'ambiente.
Pertanto nel discorso dell'ambiente bisogna che il governo di centrodestra operi così come sta operando per l'Europa.
Dove è chiaro, anche agli inglesi (il "Times" ha affermato che Blair deve seguire Berlusconi!), che l'Italia proposte un'Europa dei popoli contro l'Europa dei tecnocrati. Questione che seppure parte da presupposti a carattere culturale ed ideologico, si manifesta concretamente nella vita di ogni giorno di
milioni di europei.
L'Italia in Europa, dopo decenni di prostrazione, è portatrice di un'idea forte che si sta affermando.
Pur se ovviamente ha sofferto l'attacco feroce, palese e occulto, di quelle forze che proprio nel dirigismo e nel verticismo tecnocratico si riconoscevano.
Pertanto se questo governo vuole lasciare un segno (e un segno) anche per la complessa ed articolata problematica ambientale bisogna che ragioni in grande.
E' necessario un colpo d'ala per uscire dalla cultura della rincorsa dei problemi e dell'emergenza.
La chiusura dei centri storici, il blocco periodico della circolazione veicolare, i motori ecologici... va tutto bene, ma è ora che si esponga un grande progetto, un grande modello di sistemazione del territorio e di riassetto dell'ambiente a cui aderire.
Qual è insomma la concezione di città che ha la Destra? Come deve essere organizzato il contesto rurale?
Qual è il modello urbanistico a cui riferirsi?
Come deve essere organizzato il trasporto della popolazione e delle merci nel territorio nazionale?
Ebbene sono tutte domande alle quali bisogna dare una risposta, in primo luogo, culturale e razionale e poi operare in tal senso.
Insomma un problema nel problema.
Così difficile da far tremare i polsi.
Ma tenendo conto dei criteri pragmatici del gradualismo, non si deve aver timore di esporre un concetto forte, un progetto grande.
I popoli riconoscono sempre i progetti importanti e attingono insospettabili doti di forza e pazienza quand'è che vengono sollecitati i valori dell'identità e dell'appartenenza.
Fermarsi alle pur rispettabili misure di abbassamento del livello dello smog serve solo a galleggiare a livello di una bassissima concezione della politica.
Tratto dal "Secolo d'Italia" del 10/02/02

|
| |
Bisogna salvare l'Argentina. Innanzitutto si devono muovere la Spagna e l'Italia
Questo il proposito espresso da Mirko Tremaglia, ministro per gli italiani nel mondo, dopo l'incontro di ieri a Roma con il ministro degli Esteri argentino Carlos Ruckauf. Tremaglia ha ricordato che i cittadini italiani in Argentina sono quasi seicentomila. "Bisogna muoversi - continua Tremaglia - con il Fondo
Monetario Internazionale e la Banca Mondiale. Il Governo italiano si dara' da fare anche per l'intervento dell'Europa".
Il ministro per gli italiani nel mondo ha elencato alcune iniziative del suo dicastero tra cui la necessita' di costituire un 'Fondo comune di solidarieta'' da parte delle regioni italiane e di stanziare fondi per l'adeguamento delle pensioni minime per gli emigrati italiani in particolare situazioni di
bisogno.
Inoltre ha ricordato i 200 miliardi di lire stanziati nell'ambito della cooperazione allo sviluppo - di cui 50 per l'assistenza sanitaria e 150 per le piccole e medie imprese - e la 'corsia preferenziale' chiesta per il rientro degli italo-argentini nell'ambito della legge sull'immigrazione.
Infine, rivolgendosi ai risparmiatori italiani rimasti coinvolti nel crack finanziario del paese, il ministro li ha invitati ad avere fiducia: l'Argentina ha sempre rispettato la parola data e cio' avverra' anche questa volta, nonostante il congelamento di un anno deciso per la restituzione del debito estero.

|
| |
Gli esami per AN sono finiti
Proprio lui che missino non è mai stato, proprio il professor Fisichella dice che per An gli esami di “storia” sono terminati: «Guardi, mio padre è finito per due anni nei campi di concentramento nazisti, la mia formazione culturale è nota, ma francamente mi pare che per Alleanza nazionale non sia più tempo di
tornare ad esprimere giudizi sul regime fascista. Lo ha già fatto in modo compiuto…». A dieci settimane dal congresso di An, Gianfranco Fini sta infittendo i contatti formali e informali per trasformare l’assemblea di Bologna in una “Fiuggi-2” e dopo la notizia del suo incontro con il nuovo rabbino capo di
Roma, il presidente delle comunità ebraiche in Italia Luzzato, in qualche modo ha formalizzato le sue richieste ad An per un definitivo sdoganamento: «Riconosca le responsabilità del fascismo nella persecuzione e nello sterminio degli ebrei».
Professore, non le pare che su questo argomento An possa essere ancora più esplicita che nel passato?
«Il fascismo è finito oltre mezzo secolo fa, An non è mai stata né filo ne post fascista, so bene che ci sono uomini in An che provengono dal vecchio Msi, ma An ha già condannato il razzismo e le persecuzioni degli ebrei in particolare. Il rapporto del fascismo-razzismo è questione che si pone in modo
straordinariamente diversa dal rapporto nazismo-razzismo».
A qualcuno potrà apparire anacronistica la richiesta di una condanna delle colpe di Mussolini sulla questione razziale, ma è pur vero che il regime fascista operò in modo odioso…
«Le responsabilità, i limiti e i meriti del fascismo sono acclarati dagli storici».
Ma nella reiterazione della richiesta di rendere più esplicita la condanna del fascismo, non pensa ci possa essere il dubbio circa la sincerità di certe vostre affermazioni “anti-fasciste”?
«No, sinceramente non ho questa percezione né nel gruppo dirigente né tra gli elettori. Se dovessi parlare di un eccesso che vedo nel mio partito, indicherei il pragmatismo, non l’ideologismo».
Scusi, ma proprio lei che non è mai stato missino, pensa che An non debba più dire una parola su questi temi?
«Io mi porrei i problemi dell’avvenire della democrazia. Le forme che minano la democrazia sono molto più sottili, molto meno plateali. E poi vorrei confessare una grande preoccupazione: la comunità ebraica in Italia è di circa 30.000 persone e nel nostro Paese c’è già mezzo milione di musulmani legittimamente
residenti. Proprio perché ho a cuore gli amici ebrei direi di no trascurare questo aspetto. E in ogni caso non ci può essere qualcuno che è sempre giudice e qualcuno che è sempre giudicato»
Eppure in occasione della vicenda-Farnesina si è avuta la sensazione che Fini abbia preferito “incassare” la candidatura, ma non sia andato oltre proprio perché consapevole che i tempi non sono maturi: alla lunga questo non configura una leadership dimezzata?
«Taluni modi intercorsi nel processo politico e istituzionale che ha condotto al dimissionamento del ministro Ruggiero mi sono apparsi irrituali perché il leader di un governo di coalizione non procede senza una consultazione collegiale con gli altri leader. Certo, An valuta bene le possibili reazioni,
perplessità e anche i rifiuti a livello internazionale. E tuttavia le dirò che gli ostacoli principali all’ipotesi Fini ministro mi sembra vengano altrove…»
Da dove scusi?…
«Dal fronte interno. Nel momento in cui il presidente del Consiglio definiva candidabile il suo vice, definiva sé stesso l’uomo giusto al posto giusto, aggiungendo di divertirsi pure nel suo nuovo ruolo. Più d’uno ha visto in queste parole una sorta di sarcasmo se non di dileggio».
Ma anche per questo motivo, non le pare che An rischi una progressiva emarginazione e che il congresso sia l’occasione per dare un segno di vita?
«Certo, serve un colpo d’ala. Rispetto ad anni fa c’è stato un appannamento nell’immagine del partito, una contrazione nel ruolo, la percezione da parte dell’elettorato che il partito non è più forza trainante, quasi che si sia adagiato in una sorta di routine. Bisogna uscire da questa immagine».
Dopo la campagna elettorale romana del 1993 – Fini contro Rutelli – e dopo il congresso di Fiuggi del 1995, la destra si è “seduta”: dal congresso di Bologna arriverà una svolta?
«Dal punto di vista dei consensi, effettivamente il punto più alto si raggiunse alle elezioni politiche del 1994. Ma An ormai ha deciso di porre il problema degli equilibri politici: faremo capire che la seconda forza politica della coalizione ha i suoi progetti e che vuole discutere senza preventiva
abdicazione. Avendo piena consapevolezza che il terzo partito della coalizione è oltre tre volte più piccolo, quanto a consensi, rispetto ad An».
Da “LA STAMPA” del 17/01/2002– Intervista al Presidente Domenico Fisichella
di Fabio Martini

|