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INTERVISTA AD EDDA CERASO,
CANDIDATA ALLA PRESIDENZA DELLA FEDERAZIONE PROVINCIALE MILANESE DI ALLEANZA NAZIONALE.
A cura di Francesco Grillo
- Edda Ceraso, tu sei un nome storico della Destra in provincia di Milano. Iscritta al MSI a sedici anni, hai sempre ininterrottamente militato nel Movimento Sociale prima e poi in Alleanza Nazionale. Che senso ha per te la militanza politica?
La politica è una passione che ho ereditato da mio padre, il professor Reno Ceraso. Membro della “generazione che non si arrese”, ha sempre insegnato, non solo a noi quattro sorelle ed a mio fratello, che la Patria è una Comunità di Storia, di Cultura ma anche e soprattutto di Destino.
Ho vissuto la mia militanza in tanti modi, col passare degli anni. Impegnata come responsabile della Giovane Italia, ho interrotto la mia militanza attiva col nascere dei miei tre figli (tre in tre anni…), pur continuando a partecipare a tutti i comizi e ad interessarmi dei grandi temi della politica. Poi, nel
1992 ho risposto con entusiasmo alla richiesta di Ignazio La Russa di ricostruire il partito a Monza, dopo che gli allora dirigenti locali lo avevano abbandonato in massa. Sono diventata così responsabile politico del Msi e poi di An a Monza.
- E’ così iniziata la tua seconda militanza: cos’è cambiato negli anni?
Direi tutto. Trent’anni fa lottavamo per poter ottenere anche solo il diritto di parola che nei fatti ci veniva negato. Dopo Tangentopoli invece, il Msi e poi An hanno saputo attirare la voglia di cambiamento dell’intero Paese. Obiettivo possibile, e poi finalmente raggiunto, realizzare quella Destra di
Governo tanto sognata da Giorgio Almirante.
Per tutti noi era venuto il momento di mettere in pratica quei valori e quelle idee per tanti anni solamente proclamati. Il confronto con l’esperienza amministrativa e con le forze sociali del Paese è stata un’importante occasione di crescita.
- Ti sei anche candidata alle Regionali del 2000, con un ottimo risultato: addirittura prima dei non eletti…
Sì, non mi ero mai candidata in quasi quarant’anni di militanza. L’ho dovuto fare per dimostrare prima di tutto a me stessa ed alla mia Comunità militante, che la strada che avevamo intrapreso a Monza ed in Brianza godeva del consenso popolare. E’ stata un’esperienza entusiasmante.
- Ed ora, eccoti in corsa per la Presidenza Provinciale Milanese di An.
Si sono create negli ultimi mesi nel partito le premesse per un dibattito interno schietto e costruttivo a livello nazionale. Il confronto è il sale della politica, anche se in molti lo hanno dimenticato. L’esigenza di un dibattito interno è stata sentita a maggior ragione in quelle province, come a Milano,
dove negli anni era prevalsa un’unica anima interna al partito.
- Una scelta coraggiosa, secondo alcuni, la tua. Cosa ti aspetti dai risultati congressuali del 17 marzo?
Se vuoi sapere se la mia è una candidatura di bandiera, ti dico di no. Io corro per vincere. Quello di marzo sarà un congresso apertissimo perché, per la prima volta, avranno diritto di votare tutti gli iscritti. La possibilità di un confronto interno ha ridato grande entusiasmo a molti militanti un po’
stanchi.
- Con chi hai intrapreso questa avventura congressuale?
Devo dire con sincerità che l’ipotesi di un possibile congresso già due anni fa aveva fatto nascere in Provincia di Milano un’aggregazione eterogenea di quadri e militanti che si erano uniti a scopo di autotutela e di elaborazione politica: era nato così “Progetto Terzo Millennio”, grazie all’entusiasmo di
persone come Giorgio Gervasi, Angelo Ruggiero, Roberto Perticone, Dario Ferrari, Dario Ceniti, Gianfranco Monti, Damiano Grillo e la sottoscritta. Il gruppo da subito aveva iniziato a relazionarsi con il senatore Franco Servello, con Cristiana Muscardini e l’assessore Carlo Borsani. Nei mesi poi in molti hanno
sentito la necessità di dare vita ad una componente organizzata ma aperta alle esigenze del territorio, che si confrontasse sul terreno congressuale con la componente che fa capo ad Ignazio La Russa. Si sono aggiunti così Luciano Buonocore, Flavio Nucci, e tanti altri.
- Tra cui Guido Bombarda.
Lo stavo per dire. L’adesione di Guido è stata per me innanzitutto una gioia, ben sapendo il suo personale disagio per la situazione che si è creata negli anni in Provincia di Milano. Bombarda potrà fornire alla componente un apporto di idee e di radicamento decisivo. Sembra che nelle fila dell’altro
schieramento la notizia dell’adesione di Guido sia stata accolta con una certa apprensione…
- Qual è lo scenario che si profila a livello nazionale?
L’elemento di novità di questo percorso congressuale è stata la nascita, a livello nazionale e locale, di “Nuova Alleanza”, un’aggregazione di dirigenti e semplici iscritti che in pochi mesi ha saputo ottenere il consenso della maggioranza dei militanti di An. Adolfo Urso, Altero Matteoli, Domenico Nania hanno
saputo valorizzare le forze fresche esistenti sul territorio nazionale, costituendo una componente aperta, che via via ha saputo attrarre altre realtà come “Alleanza per la Destra” di Franco Servello, Gennaro Malgieri e Gianfranco Legittimo e “Alleanza per la Politica” di Cristiana Muscardini e degli altri
eurodeputati Mauro Nobilia e Sergio Berlato.
- Quali sono le idee-guida di “Nuova Alleanza”?
Sono le seguenti:
Il consenso del partito deve andare di pari passo col consenso di Gianfranco Fini: per fare ciò serve un partito aperto al confronto delle forze sociali e produttive del Paese, un Partito che sappia governare e sappia comunicare i propri sforzi per il rinnovamento del Paese
Un partito per essere forte deve essere strutturato capillarmente sul territorio, valorizzando l’ossatura di quadri intermenti, vera forza di ogni movimento politico.
Adolfo Urso ha già detto ai Selva ed ai Fiori che il simbolo della Fiamma non si tocca.
Cristiana Muscardini è stata chiara: non si confluirà nel Partito Popolare Europeo. In caso l’Europa scegliesse il bipolarismo, An e le destre democratiche europee convergerebbero col centro altenativo alle sinistre, mantenendo la propria identità.
- Cos’ha comportato la nascita di “Nuova Alleanza” a livello locale, in provincia di Milano?
Ha dato innanzitutto garanzie a tutte quelle voci di malcontento che prima avevano il timore anche solo di levarsi per paura di essere isolate. Il confronto che noi abbiamo messo in piedi a livello provinciale consentirà, d’ora in poi che, comunque vada il Congresso provinciale, ogni iscritto, quadro o
dirigente del partito, potrà esprimere i propri suggerimenti e le proprie critiche serenamente.
- Quali sono, a tuo parere, le esigenze del partito in provincia di Milano?
Manca un efficace radicamento del partito. Negli oltre 180 comuni della provincia esistono meno di 90 circoli territoriali: vuol dire che nella metà dei comuni, se va bene, riusciamo a mettere in piedi, in qualche modo, la lista elettorale per le Amministrative. Non c’è bisogno che dica quanto quest’assenza si
riveli poi dannosa in qualsiasi competizione elettorale.
- A cosa è dovuta questa situazione?
Io credo che l’attuale dirigenza abbia molto spesso avuto paura di far crescere il partito per ansia di accentrare il potere. Troppo spesso non sono state valorizzate le personalità locali capaci di creare consenso quotidianamente sul territorio. Così facendo il partito ha perso molte occasioni di crescita,
tanta volte costituendo addirittura un peso per l’intera coalizione. Le ultime amministrative hanno fatto registrare per An a Milano, ma soprattutto negli altri centri dove si votava, risultati ad una sola cifra. Risultati inaccettabili.
Ma non è mia intenzione fare critiche distruttive. Bisogna voltare pagina rispetto al passato. Mio impegno, in caso di vittoria, sarà quello di lavorare fianco a fianco di tutti per il rafforzamento del partito. Il primo banco di prova saranno proprio le amministrative del 26 maggio. La Federazione dovrà
contribuire con ogni risorsa per sostenere lo sforzo dei circoli e dei dirigenti locali in vista dell’importante appuntamento elettorale.
- Che garanzie puoi offrire per il tuo impegno?
La mia storia politica credo sia la principale garanzia che posso offrire. La collegialità delle decisioni del prossimo Esecutivo sarà il vero elemento di forza e di novità della mia Presidenza. In più, il fatto che io non ricopra altre cariche politiche od istituzionali, farà sì che possa dedicare tutta me
stessa all’incarico che gli iscritti di An mi vorranno affidare.
Io credo che stia iniziando davvero una nuova fase di Alleanza Nazionale in provincia di Milano. L’entusiasmo che ho percepito in questi mesi di confronto con le realtà locali mi fa ben sperare per la crescita della “nostra” Alleanza Nazionale.
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